RIVA D’ARNO…L’INDIPENDENZA SI FA RICAMO DI DONNA

RIVA D'ARNO_IMGPrendi l’arte e mettila da parte!
Questo il motto che rappresenta il sorriso di Tilde Tacci all’entrata del suo Atelier.

RIVA D’ARNO non è infatti, solo una boutique di lingerie e biancheria per la casa che dal 1980 è sinonimo di eleganza e qualità in Italia ed all’estero.

RIVA D’ARNO rappresenta soprattutto il risultato vincente, nato dalla forza di volontà e dalle mani della sua titolare.

Tilde Tacci, una donna gentile e riservata che non ama i giri di parole.

Le lettere è meglio ricamarle, dando voce a quella antica tradizione fiorentina che prevede nel suo vocabolario termini come “punto a croce”, “giornino”, “punto quadro” e “gigliuccio”.

Le lotte vere, infatti, si realizzano nella vita, trovando in se stessi il coraggio di rialzarsi e dar vita a quelle rivoluzioni che liberano dai lacci di una società, che è stata spesso incapace di accettare il bisogno di lavorare per la donna e dunque di rispettare il valore delle sue idee e riconoscerne le capacità.

E’ dall’interesse nelle potenzialità delle Arti Minori, del Ricamo in particolare, che Tilde ha sfidato i ruoli, sdoganando l’idea che “la ricamatrice” fosse una semplice esecutrice di un disegno su stoffa, un mestiere ausiliario all’economia domestica.

Negli anni Cinquanta non c’era donna che non sapesse cucire. Questo perché si trattava di un mestiere innocuo, che aiutava ad arrotondare  il bilancio familiare senza dover per forza uscire dalle mura di casa, incorrendo nel rischio di esser costrette a trascurare  le incombenze domestiche e l’accudire i figli.

tilde tacci

Tilde Tacci_ Rivadarno


Non dobbiamo scordarci
, tuttavia, che durante la Seconda Guerra Mondiale e nell’immediato dopoguerra fu proprio quell’esercito in rosa di ricamatrici a garantire, in molti casi, una dignitosa sopravvivenza alle famiglie, i cui uomini erano al fronte.

E’ così che Tilde Tacci, memore di tale valore e con l’apertura mentale di una donna, stimata per  il ruolo da corrispondente in lingue estere, svolto per un importante gruppo industriale italiano, prima di sposarsi e di diventare madre, decise che nella sua vita non poteva fermarsi.

Era giunto il momento di misurare quella sua forte esigenza di esprimersi come DONNA sul lavoro.

Decise di rilevare quella vecchia fabbrica in via Scialoia a Firenze e di trasformarla in un vero e proprio Atelier, dove la qualità del tessuto veniva impreziosita, giorno dopo giorno, dalla dedizione e dal credo in quell’arte del ricamo che aveva appreso da giovane, sognando le dive dei film sulle riviste degli anni Sessanta e che di colpo riuscì a tirar fuori, diventando imprenditrice del ricamo e di se stessa.

Se il corredo non è più di moda, non è necessario attendere il matrimonio per scegliere capi unici, finemente lavorati, piuttosto che prodotti fatti in serie in chissà quale parte del mondo e a spese di chi. La freschezza delle lenzuola, i copriletto ricamati che personalizzano la camera, i cuscini, i coordinati per il bagno per arrivare in cucina ed apparecchiare la tavola con tovaglie che fanno pendant con i colori dell’arredamento.

E’ nel gusto di vestire una camicia da notte orlata di pizzo e nel fascino d’indossare una vestaglia che risveglia quella femminilità non subito visibile che  un capo RIVA D’ARNO si trasforma in un piccolo rito per il sé.

Riscoprire la qualità dei tessuti e delle lavorazioni manuali significa contornarsi di piccoli pezzi unici che aiutano a celebrare ogni attimo della propria vita quotidiana.

Insignita nel 2003 con il titolo di Maestro Artigiano, dopo aver formato tante collaboratrici, oggi impegnata anche nel restauro di pièce ricamati, continua ad essere la prima ad entrare e l’ultima ad uscire dalla sua bottega-boutique.

L’unico rammarico è rivolto al presente ed al futuro di questo mestiere che ha segnato un così importante passo nella direzione dell’emancipazione femminile e che oggi sta scomparendo.

T.T.- Anche il mio  lavoro, adesso,   come tanti altri,  purtroppo,  non è proprio così fiorente, come una volta.  Devo però riconoscere che rivolgendosi ai paesi stranieri viene accolto con molto entusiasmo.
Il fatto è che le Mostre sono faticosissime da affrontare e io ho sempre meno energia a disposizione.  Oggi, manca la possibilità di trovare personale che sappia tagliare ;  cucire poi sembra che solo le donne anzianissime conoscano come funziona una macchina da cucito,  e ricami, pizzi  o applicazioni non servono, se non sono rifiniture per tessuti, a loro volta lavorati,   per cui si rischia,  sembra impossibile,  di non essere in grado di  consegnare gli ordini.
Chissà come andrà a finire.  C’è una massima di Aristotele che dice :
“ se c’è soluzione perché ti preoccupi ?  “
“ se non c’è soluzione perché ti preoccupi ? ”
In queste frasi è facile cogliere il desiderio che qualcosa cambi.  Alcune tra le sue migliori collaboratrici si sono ammalate e non riescono più a lavorare.
Il fatto che non siano facilmente sostituibili la dice lunga sul valore che un certo tipo di lavori ha e che se i giovani e meno giovani si volgessero con maggiore attenzione e rispetto ad imparare questi mestieri, non improvvisandosi, non solo potrebbero trovare un’occupazione, ma ritrovare il valore dell’essere e non solo dell’avere grazie al valore di un lavoro, in cui non si finisce mai di imparare.

La combattiva Tilde Tacci ripone, tuttavia, la speranza nei giovani,  e ricorda come il lavoro artigianale, fatto di idee, creatività, appreso attraverso una pratica costante, arricchita dalla passione, racchiuda tante risorse per creare nuovi posti di lavoro e rappresenti una delle strade professionali, al meglio capace di regalare immense soddisfazioni.