KIEV- LO STEMMA, SIMBOLO DI UNA STORIA

Lo stemma di Kiev ospita il San Michele Arcangelo , impugna una fiammeggiante spada e uno scudo su un azzurro campo.
Storia
Lo stemma ripercorre la sua storia torna al principato medievale della Rus ‘di Kiev , dove l’Arcangelo Michele è stato raffigurato sulle guarnizioni di Kiev utilizzati dai grandi principi .
Inizialmente lo stemma di Kiev ha caratterizzato San Giorgio che combatte il drago su un campo azzurro, e questo oggi rimane lo stemma dellaOblast ‘di Kiev .
Nel 16 ° secolo, una mano composta da Michele vestito di bianche vesti, in possesso di una spada e una sciabola in campo rosso è stato adottato per il Voivodato di Kiev .

Nel 1487, insieme con i diritti di Magdeburgo , la città di Kiev ha ricevuto uno stemma che consistono di una mano che tiene una balestra .

Nel 1782, un nuovo stemma fu approvato per ordine di Caterina II di Russia .
Nell’ordine lo stemma è descritto come “l’Arcangelo Michele in una corta tunica su un campo azzurro”.
In seguito è stato decorato con una corona imperiale e altri ornamenti.
Nessuna immagine originale delle braccia è stato recuperato a data. Esistono alcuni disegni moderni delle braccia, sulla base della descrizione al fine di Caterina.

Nel 1918, durante il breve periodo di indipendenza ucraina, uno stemma è stato adottato che conteneva, oltre a San Michele Arcangelo e la balestra, un tridente dal Stemma di Ucraina , sottolineando il ruolo della città come capitale della nazione.

Nel 1957, uno nuovo stemma è stato introdotto con castagno foglie e una balestra sul campo rosso-azzurro, contenente la parola КИЇВ (Kiev, Ucraina per ‘KIEV’), e tali simboli sovietici come la falce e il martello e l’ eroe della città .
Dal 1973 l’ ippocastano è diventato uno dei simboli della città.

Nel maggio 1995, il Consiglio comunale di Kiev restaurato cappotto originale della città di armi raffigurante l’Arcangelo Michele.

Chi è S. Michele Arcangelo?Tra gli angeli rifulge per la sua bellezza spirituale uno che la Sacra Scrittura chiama Michele. Era già considerato dagli Ebrei come il principe degli angeli, protettore del popolo eletto, simbolo della potente assistenza divina nei confronti di Israele. Nell’Antico Testamento appare per tre volte, in particolare nel libro di Daniele (Dn 10,13.21; 12,1), dove è stato indicato come il difensore del popolo ebraico e il capo supremo dell’esercito celeste che difende i deboli e i perseguitati.
“Or in quel tempo sorgerà Michele, il gran principe, che vigila sui figli del tuo popolo. Vi sarà un tempo di angoscia, come non c’era mai stato dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo; in quel tempo sarà salvato il tuo popolo, chiunque si troverà scritto nel libro”. (Dn 12,1)
Il suo nome in ebraico suona Mi – ka – El e significa: Chi è come Dio? A San Michele è attribuito il titolo di arcangelo, lo stesso titolo con cui sono designati Gabriele -forza di Dio e Raffaele – Dio ha curato.  Nel Nuovo Testamento, S. Michele Arcangelo è presentato come avversario del demonio, vincitore dell’ultima battaglia contro satana e i suoi sostenitori. Troviamo la descrizione della battaglia e della sua vittoria nel capitolo 12° del libro dell’Apocalisse:
Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli. 

Allora udii una gran voce nel cielo che diceva:
“Ora si è compiuta la salvezza,
la forza e il regno del nostro Dio
e la potenza del suo Cristo,
poiché è stato precipitato
l’accusatore dei nostri fratelli,
colui che li accusava davanti al nostro Dio giorno e notte.
Ma essi lo hanno vinto
per mezzo del sangue dell’Agnello
e grazie alla testimonianza del loro martirio,
poiché hanno disprezzato la vita
fino a morire.
Esultate, dunque, o cieli,
e voi che abitate in essi.
Ma guai a voi, terra e mare,
perché il diavolo è precipitato sopra di voi
pieno di grande furore,
sapendo che gli resta poco tempo” Ap. 12,7-12.
Per i cristiani, quindi, l’Arcangelo S. Michele è considerato come il più potente difensore del popolo di Dio. Nell’iconografia, sia orientale sia occidentale, S. Michele viene rappresentato come un combattente, con la spada o la lancia nella mano, sotto i suoi piedi il dragone – mostro, satana, sconfitto nella battaglia. I credenti da secoli si affidano alla sua protezione qui sulla terra, ma anche particolarmente nel momento del giudizio, come recita un’antica invocazione:“San Michele, difendici nel combattimento, affinché non periamo nel giorno del tremendo giudizio.”

L’Arcangelo viene riconosciuto anche come guida delle anime al cielo. Questa funzione di S. Michele è evidenziata nella liturgia romana, in particolare nella preghiera all’offertorio della messa dei defunti:

“Signore Gesù Cristo, libera le anime dei fedeli defunti dalle pene dell’inferno ! San Michele, che porta i tuoi santi segni , le conduca alla luce santa che promettesti ad Abramo e alla sua discendenza.”

La tradizione attribuisce a San Michele anche il compito della pesatura delle anime dopo la morte. Perciò in alcune sue rappresentazioni iconografiche, oltre alla spada, l’Arcangelo porta in mano una bilancia. Inoltre nei primi secoli del cristianesimo specie presso i bizantini San Michele era considerato come medico celeste delle infermità degli uomini. Egli veniva spesso identificato con l’Angelo della piscina di Siloe di cui si parla nel capitolo 5 del vangelo di S. Giovanni:

“V’è a Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, una piscina, chiamata in ebraico Betzaetà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un gran numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. Un angelo infatti in certi momenti discendeva nella piscina e agitava l’acqua, il primo ad entrarvi dopo l’agitazione dell’acqua guariva da qualsiasi malattia fosse affetto” (Gv 5, 24).

“Non solo hai sconfitto il drago grande e terribile nel tuo santuario di Chone, ma si è formato un corso d’acqua guaritrice di ogni malattia del corpo”. Così canta l’inno AKATISTO a S. Michele Arcangelo della liturgia bizantina.

San Michele, infine, ha il singolare privilegio di prestare l’ufficio dell’assistenza davanti al trono della Maestà Divina. Egli stesso si presentò così al vescovo Lorenzo: “Io sono Michele e sto sempre alla presenza di Dio …”
E la liturgia del Concilio di Trento così pregava offrendo l’incenso: “Per intercessione di S. Michele Arcangelo che sta alla destra dell’altare dell’incenso … degnati di accettare e benedire quest’offerta dell’incenso …”.

La Chiesa oggi celebra la festa di San Michele, unita insieme a quella di San Gabriele e di San Raffaele, il 29 settembre. In passato, due erano le feste liturgiche in onore dell’Arcangelo (che si conservano ancora per la città di Monte Sant’Angelo): il 29 settembre, come ricordo della dedicazione della Basilica e l’altra, 1’8 maggio, anniversario dell’apparizione di San Michele al Gargano.
A partire dall’ XI secolo, queste due ricorrenze particolari del Santuario del Gargano si diffusero in tutta l’Europa. Nel Medioevo entrambe venivano collegate con il Gargano.
La festa dell’Apparizione di san Michele l’8 Maggio fu istituita dal papa Pio V (1566-1572).
A San Michele furono dedicate diverse chiese, cappelle e oratori in tutta l’Europa. Spesso l’Arcangelo viene rappresentato sulle guglie dei campanili, perché è considerato il guardiano delle chiese contro satana. Inoltre a lui vengono dedicate numerose cappelle – ossari nei cimiteri.