DELLA ROBBIA: I COLORI DEL GIOIELLO PER ALESSANDRO DARI

DELLA ROBBIA: I COLORI DEL GIOIELLO PER ALESSANDRO DARI

Firenze- “La tecnica dell”invetriatura della terracotta” di Luca Della Robbia, riproposta per la PRIMA VOLTA NELLA STORIA DELL’OREFICERIA, dall’orafo fiorentino Alessandro Dari.

La gamma dei colori della luce, rifratta attraverso un cristallo purissimo, fissata indelebilmente nella forma di sculture-gioiello.

Arcobaleno alchemico che non arresta il suo dinamismo continuo, proiettato all’esterno dalle curvilinee trasparenze della collezione del Dari.

Un omaggio a Firenze ed alla sua tradizione artistica. commenta il maestro, riferendosi in particolare al grande contributo che Luca Della Robbia ed i suoi discendenti hanno saputo dare all’arte, riuscendo per primi a dare colore alle loro sculture.

Courtesy of Bottega Orafa Alessandro Dari

Courtesy of Bottega Orafa Alessandro Dari

In pochi sanno che anche Luca Della Robbia dedicò parte della sua attività all’oreficeria, data la tradizione rinascimentale che  pittori e scultori svolgessero parte del loro apprendistato presso tali botteghe.

E’, tuttavia, il maestro Dari a dar seguito alla tecnica dell’invetriatura della terracotta e ad applicarla all’arte orafa, astraendone l’estetica e rielaborandola mediante un complesso procedimento di preparazione e lavorazione del metallo sino a farla confluire in un’originale collezione composta di 24 pezzi, tra anelli, pendenti, orecchini, bracciali e collane.

L’aspetto della collezione “robbiana” è avvolto da un manto di fresca delicatezza che trascende il colore, perdendosi in motivi floreali e disegni di frutti che,  superando la rievocazione scultorea dei Della Robbia, sembra guidare lo sguardo dell’osservatore, a ritrovare vitale ispirazione nella semplicità della natura.

Un medaglione circolare, incastonato all’interno di una corona di alloro e frutti che racchiude il Giglio di Firenze, in colore violetto: questo il pezzo che chiude la collezione e che l’orafo considera la “chiave di svolta”:Incoronamento di un mio autoritratto nelle vesti di alchimista. Solo lui alla luce di Dio può riesumare ed unire mondi lontani con lo stesso nutrimento per arte e musica.– dice il Dari, per poi aggiungere- Il Salterello di Galilei lo suono da anni.

Nella ricerca artistica, si racchiude la ricerca scientifica, nella scienza la constatazione che la bellezza dell’arte indica la verità da percorrere, espressa in numeri.

In poche parole, il riferimento a Vincenzo Galilei, padre dell’acustica, ed alle sue sperimentazioni sul suono in rapporto alla lunghezza delle corde del liuto, si rende esplicito. Un tocco vibrato alla ricerca degli accordi corretti, per ottenere la quinta e la ottava dalla medesima corda che sfiorata con delicatezza fa uscire il suono che proviene dall’anima in una musica che si traduce in emozioni ed affetti, essendo stati in grado di far leva “sui tasti giusti”. Arte, musica e poesia nella ricerca dell’artista. Elevazione di chi considera la materia, informazione cosparsa di sacralità,  da cogliere nella geometria perfetta, giungendo così a considerare l’oreficeria, UN’ARTE ECCELSA.

Un colore, “IL VIOLETTO”, simbolo di PUREZZA ed ETEREE ALTEZZE, terapia per il corpo e canto dello spirito che si libra tra arte e scienza a celebrare i fasti di una Firenze che fu e continua ad essere un punto di riferimento per l’arte che scaturisce dalle mani, dall’intuizione e dallo studio dei suoi protagonisti di oggi, a cui Alessandro Dari appartiene.